Smettere di fumare è molto difficile, perché tra le droghe d’abuso la nicotina ha la più alta capacità d’indurre dipendenza, peraltro ottimizzata tramite l’aggiunta di additivi e la manipolazione industriale ad hoc del tabacco, specie nella produzione delle sigarette.
Perché è difficile smettere di fumare
I fumatori subiscono un persistente spostamento omeostatico con modificazioni della trasmissione dopaminergica a livello mesolimbico che spiegano la dipendenza, il craving e la sindrome d’astinenza; cambiamenti altrettanto importanti si verificano nel talamo, nella corteccia prefrontale e in altre aree cerebrali deputate al controllo di innumerevoli funzioni (apprendimento, memoria, fame/sazietà, arousal, tono dell’umore ecc.); tutti gli effetti sono mediati a monte dall’attivazione dei recettori nicotinici encefalici α4β2. Sotto il profilo neurochimico i tabagisti trovano nel fumo una loro “nuova normalità” e pochissimi, meno del 3 %, riescono a smettere senza un supporto psicologico o farmacologico. I trattamenti di prima linea (terapia nicotinica sostitutiva, bupropione e vareniclina) hanno, però, un costo elevato che può essere un serio ostacolo alle cure.
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